Breaking Dawn

Ed eccoci qui,infine a Breaking Dawn,finalmente (ma anche purtroppo), ecco il capitolo conclusivo della saga :D Lo so,lo so la trama è lunga,ma il libro non è di meno,quindi godetevelo ;)

Ps si ringrazia Esme per le trame :)

La vostra,

Leah

Primo Libro

 

Dopo che il pick-up di Bella si è rotto, Edward le compra una Mercedes Guardian. Per la sua tendenza a trovarsi nei guai, Edward ritiene infatti che Bella abbia bisogno di quest’auto sportiva e blindata per la sua sicurezza. Il matrimonio di Bella e Edward va secondo i piani ed è come le altre stravaganti feste di Alice. L'unico piccolo scompiglio nasce nel corso di un confronto tra Jacob, Bella e Edward. Non volendo rovinare il loro giorno di matrimonio, Bella mette da parte la sua delusione per il dispiacere di Jacob e parte insieme ad Edward per la loro luna di miele. Edward la porta sull’isola di Esme, un regalo da Carlisle a Esme, al largo della costa del Brasile. Edward quindi soddisfa il desiderio di Bella e fa l'amore con lei. Il giorno successivo, realizzano che l’amore troppo appassionato di Edward ha lasciato scuri lividi in tutto il corpo di Bella, la quale però non si cura di essi. Nel tentativo di distrarre il desiderio di Bella, fanno attività fisica giorno dopo giorno sull'isola. Bella implora Edward di fare l'amore con lei ancora una volta; Edward rifiuta ogni volta, in quanto egli non vuole danneggiare ulteriormente la sua salute. Più tardi, tuttavia, egli cede con risultati migliori rispetto alla prima volta. cosi si impegnano in rapporti sessuali con cautela per non infliggere eventuali ferite a Bella. Nel frattempo, Bella ha un sogno ricorrente di un bambino dagli occhi verdi davanti ai Volturi che si sente obbligata a proteggere. Bella si trova costantemente affamata e dopo poco sopraggiungono nausea e vomito. Nel cercare un medicinale contro la nausea, Bella vede una scatola di assorbenti inutilizzati nella valigia preparata per lei da Alice, e si rende conto che il suo ciclo è in ritardo e di essere rimasta incinta. Bella anche se non ha mai pensato di avere un bambino,capta subito una sorta di connessione quando viene a conoscenza della sua esistenza. Edward, tuttavia, è interessato solo alla salute di Bella. Dopo aver parlato con Carlisle e sentito storie da una donna locale (che sospetta che Edward sia un vampiro) di situazioni simili che hanno determinato le morti delle madri, Edward vuole eliminare il bambino. Il primo libro finisce con Edward che si prepara a portare Bella a casa dove è presumibile che Carlisle si "prenderà cura del bambino." Bella conscia delle intenzioni di Edward nutre però altri piani e contatta in segreto Rosalie, sorella di Edward, la quale più di tutti rimpiange la sua vita mortale, chiedendole il suo aiuto.

 

Secondo Libro

 

Il libro è raccontato da Jacob. Egli riceve notizie del ritorno di Edward e Bella. Carlisle ha detto a Charlie che Bella è in quarantena poiché ha contratto una rara malattia in Sud America. Jacob immagina che Bella sia stata morsa e trasformata. Egli è sconvolto quando Sam Uley, Alpha della gruppo, dichiara che non si faranno ritorsioni. Jacob, pieno di rabbia, decide che se il gruppo non farà ritorsioni collettivamente, egli agirà singolarmente. Formulando strategie di attacco, egli gira per la casa dei Cullen. Quando arriva, però, scopre che le cose non sono proprio come lui pensava. Bella, contraria a diventare un vampiro neonato, è già in avanzato stato di gravidanza del bambino di Edward. Tutti si rendono conto che il bambino è in rapida crescita dalla fame di Bella la quale non digerisce più il suo cibo umano che vomita subito dopo aver mangiato. Si viene a creare tensione in famiglia poiché Rosalie sostiene costantemente la decisione di Bella di avere il bambino e la aiuta in ogni modo possibile. Edward è furioso con Rosalie e la famiglia è divisa. Jacob quando ritorna a LaPush inavvertitamente informa il branco della gravidanza di Bella. Questo provoca paura e rabbia tra i licantropi che non sanno come il bambino potrebbe agire in quanto figlio di un vampiro. Sam comanda al gruppo in veste di Alpha, di obbedire alla sua decisione di uccidere Bella e il suo nascituro. Jacob, che ama ancora Bella, non è d'accordo,in rivolta, rivendica la sua posizione ereditataria di Alpha e lascia il gruppo di Sam. Seth e in seguito Leah Clearwater, si uniscono ben presto al gruppo di Jacob e si forma un branco con Jacob come Alpha. Si è scoperto che le menti collettive dei due branchi sono separate; i membri di ogni gruppo non possono sentire i pensieri dell’altro poiché Jacob e Sam sono Alpha distinti. Jacob, Leah e Seth pattugliano il territorio dei Cullen per avvistare qualsiasi imminente attacco da parte dei licantropi. Esme gli è grata di ciò e offre loro cibo e vestiti (vedendo come i loro abiti si distruggano così frequentemente). Mentre i licantropi trascorrono del tempo insieme, Jacob e Leah imparano a rispettarsi l’uno con altra, per far sì che possano comprendere anche gli altri. Sapendo che la gravidanza mette in pericolo la vita di Bella, volendo risolvere il presente caso di gravidanza e non volendo negare a Bella l'esperienza di nascita e di maternità , Edward chiede a Jacob di concepire un bambino con Bella. Costernato e offeso, Jacob rifiuta. Bella è toccata dalla stima del marito. Ma ama già questo bambino e continua la gravidanza. Il feto si sviluppa molto velocemente e, di conseguenza, la salute di Bella peggiora. Il suo stomaco è schiacciato in più posti dai movimenti del bambino, due costole le si sono incrinate, il suo bacino è quasi rotto, e il suo pallore è malsano. Il suo corpo continua a respingere l'alimentazione umana, e Jacob sarcasticamente pensa che la "creatura" abbia sete di sangue. Edward sente per caso questo pensiero, e i Cullen acconsentono a Bella di bere sangue umano portato da Carlisle dall' ospedale. Bella, meravigliandosi di ciò, è attratta dall’odore e dal sapore del sangue, e ritrova la sua salute. Nel corso della gravidanza, Edward realizza che è in grado di percepire i pensieri del bambino, ed è stupito nello scoprire che il piccino ama già la madre. Quando egli sente i pensieri del suo bambino, inizia ad amarlo. Jacob si sente tradito, poiché Edward avrebbe lo stesso diritto di odiare il bimbo come lo odia lui. Jacob lotta con i suoi sentimenti per Bella. Ella è felice ogni volta che vede lui e questo lo confonde. Jacob confida a Leah che non vuole che i suoi sentimenti per Bella svaniscano. Alla fine però le cose diventano troppo difficili per lui da gestire. Egli tenta di avere l’impriting con le ragazze che vede in un parco, ma non accade nulla. Bella ha le doglie circa un mese dopo la luna di miele. La dura placenta che circonda il bambino si rompe e Bella inizia a vomitare sangue. Il bambino viene liberato con una nascita d'emergenza e Bella è molto vicina alla morte. Edward dà suo figlio, una bimba, a Rosalie e Bella inizia a trasformarsi in un vampiro. Le inietta il suo veleno direttamente nel cuore, la morde in diverse parti del corpo e, insieme a Jacob, eseguono il massaggio cardiaco per cercare di mantenere il battito del cuore di Bella, che però sembra morta. Jacob lascia la stanza e va a cercare la bambina, che ritiene responsabile della presunta morte di Bella, per ucciderla. La trova tra le braccia di Rosalie e la guarda. La bambina somiglia molto a Edward tranne per gli occhi. Essi sono esattamente la stessa tonalità di marrone di Bella: Jacob subisce l’imprinting.

 

Terzo Libro

Il libro restituisce a Bella la prospettiva. Ha appena dato alla luce sua figlia, e sta vivendo la dolorosa trasformazione da umana a vampira. Dopo aver ricevuto un'iniezione di morfina per attenuare il dolore, Bella non è in grado di muoversi. Quando l'effetto della morfina diminuisce, Bella consapevolmente rimane ancora immobile per alleviare la colpa di Edward e l’agonia del disagio della sua trasformazione. Quando apre gli occhi, sente una mano calda su di lei. Si spaventa e istintivamente si muove in una posizione difensiva. Lei si rende conto che ora sente Edward caldo rispetto a lei, poiché è diventata un vampiro. I Cullen sono cauti con Bella poiché come neonato-vampira è ancora volubile. Tuttavia, Bella riesce a dimostrare un auto-controllo inesistente nella maggior parte dei neonati. Essa vuole vedere sua figlia, che ha chiamato Renesmee (come sua madre, Reneè, e la madre adottiva di Edward, Esme). Dal momento che è parte umana, la famiglia ritiene che Bella non sarà in grado di negare la sua sete da neonata se vede la bambina così presto e senza prima aver cacciato. Edward accompagna Bella per la sua prima caccia. Prima di andarsene, Alice mostra a Bella il suo riflesso. E’ diventata una splendida donna perfetta con la pelle bianca e gli occhi rossi da vampiro neonato. Bella sperimenta il suo nuovo corpo mentre caccia. Ella è ora aggraziata, forte e veloce. Mentre caccia, accidentalmente sente un irresistibile profumo umano. Tuttavia, ella resiste alla voglia di uccidere e fugge per evitare spargimenti di sangue. Edward è stupito, poiché i neonati non sono mai in grado di negare i loro istinti. Rientrata, a Bella viene consentito di vedere la figlia grazie alla sua dimostrazione di auto-controllo nel bosco. Renesmee sta crescendo sorprendentemente, molto più velocemente rispetto al normale. Bella conosce il dono di Renesmee - la capacità di comunicare attraverso l'invio di immagini per le menti delle persone attraverso il tatto. Bella è infuriata quando apprende che Jacob ha avuto l’impriting con Renesmee. Il suo autocontrollo è testato, quando apprende che Jacob ha soprannominato la figlia "Nessie". Bella disprezza il nome perché allude al mostro di Loch Ness. Perde il controllo e tenta di attaccare Jacob, ma rompe la spalla di Seth quando lui si mette tra i due. Poi riesce a calmarsi. Bella e Edward ricevono un cottage dai Cullen per il compleanno di Bella. Quella notte, Bella e Edward fanno l'amore per la prima volta dopo la trasformazione di Bella. Il sesso da vampiro è più gratificante rispetto al sesso umano per Bella, Bella e Edward trovano molto difficile soddisfare pienamente il loro desiderio sessuale per l'altro. Edward racconta a Bella che questo è normale per i vampiri quando iniziano un rapporto fisico. Di solito ci vogliono anni per raggiungere la sazietà. Renesmee cresce rapidamente e presto è in grado di parlare, camminare e cacciare. La bambina porta anche ad una tregua tra le Quilleutes e i Cullen a causa dell’impriting di Jacob. Le differenze tra il gruppo di Sam e quello di Jacob sono presto risolte in bene e diventano Alpha co-esistenti. Purtroppo per la famiglia Cullen, i Volturi hanno preso la decisione di fare loro visita. Irina, un vampiro del clan di Denali, vede Renesmee e ritenendo che si tratti di un bambino immortale ,ossia un bambino umano che è stato trasformato in vampiro, informa i Volturi. Tali bambini immortali erano stati eliminati dal mondo molto tempo fa, a causa del caos che possono causare. La famiglia Cullen comprende che Irina si sbaglia e decide che l'unico modo per illuminare i Volturi è quello di presentare la bambina con un abbondante gruppo di testimoni affidabili. Dopo aver lasciato una nota a Sam Uley dal diritto d'autore pagina di Shakespeare "Il Mercante di Venezia", Alice e Jasper lasciano improvvisamente i Cullen. Dal momento che la coppia non ha avvertito, la famiglia Cullen non conosce il motivo per cui i giovani siano fuggiti. Dal momento che è la sua copia del libro, Bella percepisce questo come un segno da Alice. Torna al cottege e lei ritiene che Alice ha scritto un nome e un indirizzo a un'altra pagina del libro. Quando Bella va all'indirizzo, crede che conduca verso l'ufficio di un avvocato che può creare documenti. Bella richiede dei documenti per Jacob e Renesmee, di cui hanno bisogno per sottrarsi in caso di una lotta con i Volturi. Nel frattempo, nomadi, vegetariani, e altri clan di vampiri arrivano alla tenuta dei Cullen dopo che la famiglia inizia a cercare i loro amici per l'assistenza dai Volturi. La maggior parte di loro sono incantati da Renesemee, e quasi tutti sono d'accordo per rendere testimonianza ai Volturi che lei non è una bambina immortale. Bella scopre anche che il suo potere della mente – la Privacy, che non permette ad Edward di leggerle nella mente e a Jane di provocarle dolore con il suo potere – ha un effetto di schermatura che può estendere a tutela degli altri. Nel corso del mese di preparazione per i Volturi, molti dei vampiri con poteri soprannaturali insegnano a Bella come espandere la barriera. Quando arrivano i Volturi e Irina, tutti i vampiri e i licantropi si riunirscono in una radura nel bosco. I Volturi scoprono che essi sono stati male informati e Irina realizza immediatamente il suo errore. Tuttavia, i Volturi non sono soddisfatti di andarsene perché vogliono che i vampiri eccezionalmente dotati aderiscano al loro gruppo. Bella con il suo dono blocca l’offensiva dei Volturi, Alec (che provoca uno a perdere tutti i loro sensi, molto simile numbing qualcuno) e Jane (che crea l'illusione di dolore alla vittima), quando tutti gli scudi per la sua parte. Aro, Caio e Marcus decidono di votare se Renesmee sarà un pericolo per il mondo dei vampiri, quando raggiungerà la maturità . Poco prima che Aro esprima il suo voto, Alice e Jasper ritornano con un altro mezzo-umano, mezzo-vampiro dal Sud America che ha circa un centinaio di anni. Lui e le sue tre sorelle (che sono anche mezze-vampiro mezze-umane) sono i figli di un vampiro che sta creando una "super razza". Essi non hanno mai causato alcun pericolo per il mondo dei vampiri. Solo il maschio a metà vampiro è velenoso, ma le femmine non lo sono. L'unico umano che questo mezzo-vampiro ha cambiato è sua zia, che lo tirò fuori dal grembo della sorella morente. Non avendo altre possibilità Aro sceglie di abbandonare la lotta e i Volturi fuggono. Tuttavia, prima che il gruppo se ne vada, rivela che i cosiddetti licantropi non sono veri licantropi, ma "forma mutata"(mutaforma), che può adattarsi non soltanto in forma di lupo. Le "forme mutate" e i vampiri celebrano la loro vittoria nella protezione della bimba di Edward e Bella. Dopo aver lasciato casa Cullen per la loro casetta, Bella e Edward ripongono Renesmee nel suo letto e vanno alla loro camera da letto sottobraccio. Bella dice a Edward che vuole provare qualcosa con lui. Bella pone le sue mani sulle sue guance e cerca di spingere lontano il suo scudo: vuole aprire la sua mente ad Edward. Bella ha segretamente praticato questo momento. Bella rievoca i suoi ricordi speciali che vuole condividere con Edward. Egli è finalmente in grado di vedere per la prima volta quanto profondamente lo ama. Edward non è in grado di controllarsi, inizia a baciarla e rompe la sua concentrazione. Lei si ferma. Tuttavia, lei gli dice che ora anche lui sa che non ama nessuno altro come ama lui, che è l’unico. Egli chiede di riprovare. Bella riprova. Ancora una volta non resiste e la bacia appassionatamente. Questa distrazione chiude a Edward la mente di Bella, ma i due si propongono di continuare a provarci.

Capitolo 1

Questo libro è dedicato alla mia agente-ninja, Jodi Reamer.

Grazie per avermi tenuta lontana dai guai.

 

E grazie anche alla mia band preferita,

I Muse, come si sono assai puntualmente chiamati,

per aver fornito una valida ispirazione alla saga.

 

LIBRO PRIMO

Bella

 

L'infanzia non va dalla nascita a una certa età, quell'età in cui

il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.

L'infanzia è il regno in cui nessuno muore.

EDNA ST. VINCENT MILLAY

 

Prefazione

 

Già troppe volte avevo sfiorato la morte, ma non poteva diventare un'abitudine.

Eppure, affrontarla di nuovo sembrava stranamente inevitabile. Come fossi davvero destinata alla catastrofe. Le sfuggivo ogni volta, ma tornava sempre a cercarmi.

Questa, però, era una circostanza molto diversa dalle altre.

È facile scappare da qualcuno di cui hai paura, o tentare di combattere qualcuno che odi. Sapevo reagire nel modo giusto a un genere preciso di assassini: i mostri, i nemici.

Ma se ami chi ti sta uccidendo, non hai alternative. Come puoi scappare, come puoi combattere se così feriresti il tuo adorato? Se la vita è tutto ciò che hai da offrirgli, come fai a negargliela?

Se è qualcuno che ami davvero...

 

1

Fidanzata

 

Nessuno ti guarda, giurai a me stessa, davvero. Nessuno ti guarda. Nessuno ti guarda.

Però, siccome non riuscivo a mentire bene neanche a me stessa, decisi di controllare.

Mentre aspettavo che uno dei tre semafori della città diventasse verde, sbirciai alla mia destra: sul suo furgoncino, la signora Weber era voltata verso di me. Mi lanciava uno sguardo penetrante che mi fece trasalire. Che sfrontata: perché non abbassava gli occhi? Era ancora maleducazione guardar fisso qualcuno, o con me si poteva fare un'eccezione?

Poi ricordai che i miei finestrini erano talmente scuri da impedirle di vedermi, figuriamoci riconoscermi o rendersi conto che mi ero accorta di lei. Cercai di consolarmi pensando che l'oggetto della sua curiosità forse non ero io, ma soltanto l'auto.

La mia auto. Uffa.

Diedi un'occhiata a sinistra e brontolai. Due pedoni erano impietriti sul marciapiede e anziché attraversare guardavano me. Alle loro spalle, il signor Marshall sbirciava attonito dalla parete a vetro del suo negozietto di souvenir. Almeno non schiacciava il naso contro il vetro. Non ancora.

Scattò il verde e nella fretta di fuggire affondai il piede sull'acceleratore senza pensarci, come avrei fatto al volante del mio decrepito Chevy.

Mentre il motore ringhiava come una pantera a caccia, l'auto schizzò in avanti così veloce che mi ritrovai incollata al sedile di pelle nera, con lo stomaco schiacciato sulla spina dorsale.

«Accidenti», ansimai mentre annaspavo alla ricerca del freno. Recuperata la calma, mi limitai a sfiorare il pedale. Uno scossone e l'auto tornò perfettamente immobile.

Non osai controllare le reazioni intorno a me. A quel punto non c'erano più dubbi su chi fosse al volante. Con la punta della scarpa abbassai il pedale dell'acceleratore di mezzo millimetro e di nuovo la macchina scattò in avanti.

Riuscii a raggiungere il traguardo: la stazione di servizio. Se non fossi stata in riserva non mi sarei nemmeno azzardata a tornare in città. Ormai pur di non apparire in pubblico facevo a meno di parecchie cose, compresi biscotti e stringhe delle scarpe.

Come fossi al gran premio, in pochi secondi aprii lo sportello, svitai il tappo, strisciai la carta di credito e infilai la pompa nel serbatoio. Ovviamente non potevo far nulla perché i numeri sul display accelerassero il passo. Ticchettavano pigri, quasi lo facessero apposta per infastidirmi.

Fuori non c'era un raggio di sole, il solito giorno piovigginoso di Forks, ma continuavo ad avere la sensazione di portarmi dietro un riflettore puntato sul delicato anello che brillava sulla mia mano sinistra. In momenti come quello, quando percepivo degli sguardi alle mie spalle, sentivo l'anello lampeggiare a mo' d'insegna: «Guardatemi, guardatemi».

Era stupido essere tanto imbarazzata e lo sapevo. Esclusi papà e mamma, importava davvero ciò che la gente diceva del mio fidanzamento? Della mia nuova auto? Della mia misteriosa ammissione a un college d'élite? Della carta di credito nera e lucida che proprio in quel momento mi sentivo scottare nella tasca posteriore?

«Già, chi se ne importa di quello che pensano», mormorai a mezza voce.

«Ehm, signorina?», disse una voce maschile.

Mi voltai e me ne pentii all'istante.

Due uomini stavano accanto a un SUV ultimo modello, con un paio di kayak nuovi nuovi fissati al tetto. Nessuno dei due guardava me: erano ipnotizzati dall'auto.

Personalmente non riuscivo a capirli. Del resto, per me era già tanto saper distinguere fra i marchi Toyota, Ford e Chevrolet. L'auto era nera metallizzata, bella, tirata a lucido, ma per me restava una semplice automobile.

«Scusi se la disturbo, ma potrebbe dirmi che macchina è?», domandò il più alto dei due.

«Ehm, una Mercedes, giusto?».

«Si», rispose cortese l'uomo, mentre quello più basso alzava gli occhi al cielo, «lo so. Ma mi chiedevo, è davvero una Mercedes Guardian. Ne scandì il nome con deferenza. Avevo la sensazione che un tipo del genere sarebbe andato d'accordo con Edward Cullen, il mio fidanzato (impossibile svicolare da quel dato di fatto, a pochi giorni dal matrimonio). «In Europa non è ancora sul mercato», aggiunse l'uomo, «figuriamoci qui».

Mentre con lo sguardo percorreva il profilo della mia auto - non mi sembrava tanto diversa da una qualsiasi Mercedes, ma che ne sapevo io? - considerai brevemente le mie difficoltà con parole come "fidanzato", "matrimonio", "marito" eccetera.

Faticavo a tenerle tutte insieme nella testa.

D'altra parte, mi avevano insegnato a rabbrividire di fronte all'idea di un abito bianco vaporoso con strascico e bouquet. Soprattutto, però, non riuscivo a conciliare un concetto serio, rispettabile e noioso come quello di "marito" con il mio concetto di "Edward". Era come far recitare a un arcangelo la parte di un ragioniere: non potevo immaginarlo in un ruolo tanto banale.

Come sempre, non appena iniziai a pensare a Edward fui rapita da un vortice di fantasie. Lo sconosciuto dovette schiarirsi la gola per attirare la mia attenzione; si aspettava qualcosa di più preciso sul conto dell'automobile.

«Non lo so», risposi sincera.

«Le dispiace se faccio una foto?».

Mi ci volle qualche secondo per capire. «Sul serio? Vuole fare una foto con la macchina?».

«Certo, se non ho le prove, non mi crederà nessuno».

«Ehm. Okay, va bene».

Riposi svelta la pompa e sgusciai a nascondermi sul sedile anteriore mentre l'ammiratore estraeva dallo zaino un'enorme macchina fotografica professionale. A turno lui e l'amico si misero in posa davanti al cofano, e poi accanto alla coda.

«Quanto mi manca il mio pick-up», brontolai.

Con tempismo davvero perfetto, anzi, fin troppo, il pick-up aveva esalato l'ultimo respiro poche settimane dopo che io ed Edward avevamo raggiunto il nostro compromesso zoppicante, una clausola del quale gli concedeva di sostituire il mio automezzo in caso di dipartita dello stesso. Secondo Edward, avremmo dovuto aspettarcelo: infatti il Chevy, giunto al termine di una vita lunga e piena, era morto di vecchiaia. Questo a detta di Edward. Naturalmente mi era impossibile verificare la sua versione, o cercare di resuscitare da sola il pick-up. Il mio meccanico preferito...

Subito bloccai quel pensiero, decisa a non spingermi oltre. Meglio ascoltare le voci dei due uomini, attutite dalle pareti dell'abitacolo.

«...in rete, il video del tizio che l'attacca con il lanciafiamme. E non fa nemmeno un graffio alla vernice».

«Certo che no. Potresti passarci sopra con un carro armato. Un bel po' fuori mercato qui da noi, no? È fatta per i diplomatici in Medio Oriente, i mercanti d'armi e i narcotrafficanti, soprattutto».

«Secondo te, lei è...?», domandò il più basso sottovoce.

Abbassai la testa, le guance in fiamme.

L'altro abbozzò una risposta. «Forse. Non riesco a immaginare che bisogno ci sia di vetri antimissile e due tonnellate di blindatura da queste parti. Probabilmente sta andando in qualche posto più pericoloso».

Blindatura. Due tonnellate di blindatura. E i vetri antimissile? Bello. Che fine avevano fatto i cari vecchi vetri antiproiettile?

Be', tutto questo aveva senso, se possedevi un perverso senso dell'umorismo.

Non è che non mi aspettassi che Edward avrebbe sfruttato il patto a suo vantaggio e colto al volo l'occasione di darmi molto più di quanto avrebbe ricevuto. Gli avevo concesso di sostituire il pick-up se mai ce ne fosse stato bisogno, ovviamente senza prevedere che quel momento sarebbe arrivato quasi subito. Quando ero stata costretta ad ammettere che il pick-up era diventato poco più che la natura morta di un classico Chevy parcheggiato sul marciapiede, sapevo che la sua idea di sostituzione mi avrebbe creato un certo imbarazzo. E trasformata nell'oggetto di sguardi e sussurri. Ci avevo azzeccato. Ma nemmeno nelle mie previsioni più nere avrei pensato di ricevere due auto.

Quella del "prima" e quella del "dopo", aveva spiegato vedendomi imbufalita.

Questa era l'auto del "prima". Mi aveva detto che era in prestito e che aveva promesso di restituirla dopo il matrimonio. Non ne avevo capito il senso. Fino a quel momento.

Ah ah. Dal momento che ero così fragile e umana, così portata a cacciarmi nei guai, così vittima della mia pericolosa sfortuna, a quanto pareva mi serviva un'auto a prova di carro armato. Divertente. Chissà che belle risate si erano fatti alle mie spalle, lui e i suoi fratelli.

Oppure, forse, sussurrò una vocina nella mia testa, non è uno scherzo, sciocca. Forse è davvero preoccupato per te. Non sarebbe la prima volta che esagera nel tentativo di proteggerti.

Mah.

L'auto del "dopo" non l'avevo ancora vista. Era nascosta sotto un telo, nell'angolo più buio del garage di casa Cullen. Magari tanti altri avrebbero cercato di sbirciare, io invece non ne volevo proprio sapere.

Probabilmente non era blindata, perché non ne avrei avuto bisogno dopo la luna di miele. L'essere praticamente indistruttibile era uno dei tanti bonus che non vedevo l'ora di ricevere. La parte migliore del diventare una Cullen non erano né le auto di lusso né le carte di credito appariscenti.

«Ehi», disse lo spilungone tenendo le mani a coppa sul vetro per cercare di sbirciare all'interno. «Abbiamo finito. Molte grazie!».

«Prego», risposi e la tensione tornò quando accesi il motore e schiacciai con grande delicatezza l'acceleratore.

Per quanto abituata a percorrere la strada di casa, ancora non riuscivo a ignorare i fogli sbiaditi dalla pioggia. Incollati a un palo del telefono o attaccati a un cartello stradale, ogni volta erano uno schiaffo. Un meritatissimo schiaffo in faccia. La mia mente fu risucchiata dal pensiero interrotto poco prima con tanta prontezza. Non potevo evitarlo su quella strada. Non se le foto del mio meccanico preferito sfilavano a intervalli regolari.

Il mio migliore amico. Il mio Jacob.

Non era stato il padre di Jacob a inventarsi i volantini con la scritta «RAGAZZO SCOMPARSO». Era stato Charlie, mio padre, a stamparli e a diffonderli in tutta la città. E non soltanto a Forks, ma anche a Port Angeles, Sequim, Hoquiam, Aberdeen e in ogni altra cittadina della Penisola Olimpica. Aveva anche fatto in modo che la foto comparisse nella bacheca di tutte le stazioni di polizia dello Stato di Washington. Nella sua, un intero pannello di sughero era stato dedicato alla ricerca di Jacob. Pannello quasi totalmente vuoto e fonte di grande delusione e frustrazione.

A deludere papà non era tanto l'assenza di risposte. La delusione più grande veniva da Billy, il padre di Jacob nonché il miglior amico di Charlie.

Il fatto era che Billy non s'impegnava molto nella ricerca del "fuggitivo" sedicenne e si rifiutava di affiggere i volantini a La Push, la riserva sulla costa in cui Jacob era cresciuto. Billy sembrava rassegnato alla scomparsa del figlio, come se non potesse farci nulla, e diceva: «Ormai Jacob è un adulto. Tornerà a casa se ne ha voglia».

La frustrazione, invece, era dovuta a me perché stavo dalla parte di Billy.

Anch'io mi ero rifiutata di affiggere i volantini. Sia io che Billy sapevamo dov'era Jacob, almeno a grandi linee, e sapevamo perché nessuno avesse visto il "ragazzo".

I manifestini mi provocarono il solito, pesante groppo in gola, le solite lacrime pungenti agli occhi, e fui lieta che Edward, quel sabato, fosse uscito a caccia. Se avesse visto come reagivo, avrei trascinato giù anche lui.

Ovviamente, il sabato aveva le sue controindicazioni. Mentre svoltavo lentamente e con cautela nella via, vidi l'auto della polizia di mio padre parcheggiata sul vialetto di casa. Per l'ennesima volta aveva saltato la battuta di pesca. Aveva ancora il broncio per via del matrimonio.

Perciò, era impossibile usare il telefono di casa. Ma dovevo chiamare.

Parcheggiai sul marciapiede, dietro la scultura del Chevy, e dal portaoggetti sfilai il cellulare che Edward mi aveva lasciato per le emergenze. Composi il numero e lasciai squillare il telefono, con il dito pronto a chiudere la comunicazione. Per non correre rischi.

«Pronto?», rispose Seth Clearwater e io tirai un sospiro di sollievo. Ero tanto, troppo codarda per parlare con Leah, sua sorella maggiore. Quando si parlava di lei, l'espressione «mi avrebbe staccato la testa a morsi» non era esattamente una metafora.

«Ciao, Seth, sono Bella».

«Ehi, ciao, Bella! Come stai?».

Soffoco. Avevo un disperato bisogno di conforto. «Bene».

«Vuoi un aggiornamento?».

«Mi leggi nel pensiero».

«Niente affatto, non sono mica Alice. È solo che sei prevedibile», scherzò.

Nel branco dei Quileute di La Push, Seth era l'unico che non si facesse problemi a chiamare per nome i Cullen, oltre a scherzare su argomenti come la mia quasi onnisciente futura cognata.

«Lo so». Esitai qualche istante. «Come sta?».

Seth sospirò. «Come al solito. Non spiccica parola, ma senz'altro ci ascolta. Cerca di non pensare da "umano", capisci in che senso? Segue solo l'istinto».

«Sai dov'è adesso?».

«Da qualche parte nel Canada del Nord. Non so in quale provincia. Non bada molto ai confini».

«Ha dato qualche segno di...».

«Non è intenzionato a tornare a casa, Bella. Mi dispiace».

Deglutii. «Tranquillo, Seth. Lo sapevo già. Ma non riesco a non sperarci».

«Già, è così per tutti noi».

«Grazie che mi dai notizie, Seth. Immagino che gli altri te lo stiano facendo pesare».

«Non sono certo tuoi fan accaniti», confermò lui allegro. «Reazione idiota, direi. Jacob ha fatto le sue scelte, tu le tue. Neanche Jake approva il loro atteggiamento. Ovvio, sapere che chiedi di lui non lo fa saltare di gioia».

Restai a bocca aperta. «Credevo che non vi parlasse».

«Per quanto si sforzi, non può nasconderci tutto».

Quindi Jacob sapeva che ero preoccupata. Chissà se era un bene o un male. Se non altro sapeva che non ero sparita dall'orizzonte dimenticandolo del tutto. Forse mi aveva ritenuta capace di farlo.

«Immagino che ci vedremo al... matrimonio», dissi cacciando con sforzo quella parola fuori dai denti.

«Sì, ci verrò con la mamma. È fico che ci abbiate invitati».

Sorrisi del suo tono entusiasta. Invitare i Clearwater era stata un'idea di Edward ed ero lieta che ci avesse pensato. La presenza di Seth mi faceva piacere: era pur sempre un tenue legame con il mio testimone assente. «Non sarebbe lo stesso senza di voi».

«Salutami Edward, okay?».

«Certamente».

Scossi la testa. L'amicizia nata fra Edward e Seth continuava a lasciarmi senza parole. Però era la dimostrazione che le cose non sarebbero dovute andare così. Che i vampiri e i licantropi potevano andare d'accordo se decidevano di farlo, e tanti saluti.

Non tutti gradivano l'idea.

«Ah», esclamò Seth salendo di un'ottava con la voce. «Ehm, è tornata Leah».

«Oh! Ciao!».

Cadde la linea. Lasciai il telefono sul sedile e mi preparai mentalmente a entrare in casa, dove mi aspettava Charlie.

In quel periodo, il mio povero papà era alle prese con un sacco di problemi. Jacob il fuggitivo era soltanto uno dei fardelli che rischiavano di spezzargli la schiena. Era quasi altrettanto preoccupato per me, la figlia appena maggiorenne che nel giro di pochi giorni sarebbe diventata "signora".

M'incamminai lenta sotto la pioggia leggera, persa nel ricordo della sera in cui gliel'avevamo detto.

 

Quando il rumore dell'auto della polizia aveva annunciato il ritorno di Charlie, l'anello che portavo al dito aveva iniziato improvvisamente a pesare cento chili. Avrei voluto infilare la mano sinistra nella tasca, o sedermici sopra, ma la stretta forte e fredda di Edward la teneva fra di noi in bella vista.

«Smettila di agitarti, Bella. Per favore, cerca di ricordare che non sei qui per confessare un omicidio».

«Facile dirlo, per te».

Sentii il suono minaccioso degli stivali di mio padre sul marciapiede. La chiave sferragliò nella porta già aperta. Il suo rumore mi ricordò la scena dei film horror in cui la vittima si accorge di aver dimenticato di chiudere la serratura.

«Calmati, Bella», sussurrò Edward, intento ad ascoltare i battiti accelerati del mio cuore.

La porta si chiuse sbattendo e io sobbalzai come per una scossa elettrica.

«Ciao, Charlie», salutò Edward, del tutto a proprio agio.

«No!», protestai a mezza voce.

«Che c'è?», sussurrò lui.

«Aspetta almeno che appenda la pistola!».

Edward ridacchiò e si passò una mano nella massa arruffata dei capelli color bronzo.

Charlie sbucò da dietro l'angolo, ancora in uniforme, ancora armato, e cercò di non fare smorfie quando ci scorse seduti l'uno accanto all'altra sul divanetto. Da qualche tempo si era messo d'impegno a farsi piacere Edward. Ovviamente, quanto gli avremmo rivelato di lì a poco stava per cancellare di colpo ogni suo sforzo.

«Ciao, ragazzi. Come va?».

«Abbiamo una cosa da dirti», rispose Edward sereno. «Buone notizie».

In un secondo l'espressione di Charlie passò dalla cordialità artificiosa al sospetto più fosco.

«Buone notizie?», ringhiò guardandomi dritto negli occhi.

«Siediti, papà».

Alzò un sopracciglio, mi fissò per cinque secondi, si avvicinò a grandi passi alla poltrona reclinabile e si appollaiò sul bordo, la schiena dritta come un fuso.

«Non scaldarti, papà», dissi dopo un momento di silenzio sovraccarico. «È tutto okay».

Edward fece una smorfia, un'evidente obiezione alla parola «okay». Probabilmente lui avrebbe utilizzato qualcosa di più simile a "meraviglioso", "perfetto" o "magnifico".

«Certo che sì, Bella, certo che sì. Se tutto va così alla grande, perché sei sudata fradicia?».

«Non sto sudando», mentii.

Mi sottrassi al suo sguardo torvo stringendomi contro Edward e istintivamente mi passai il dorso della mano destra sulla fronte per cancellare le prove.

«Sei incinta!», esplose Charlie. «Sei incinta, vero?».

Benché la domanda fosse chiaramente indirizzata a me, si rivolse a Edward e potrei giurare di aver visto la sua mano scattare verso la pistola.

«No! Certo che no!», avrei voluto dare una gomitata nelle costole a Edward, ma sapevo che la mossa mi sarebbe costata un livido. Gliel'avevo detto che tutti sarebbero subito saltati a una conclusione del genere! Quale altra ragione poteva spingere due diciottenni sani di mente a sposarsi? (La sua risposta mi lasciò basita: «L'amore». Bravo).

Lo sguardo di Charlie si fece meno torvo. Di solito mi si leggeva in faccia se dicevo la verità e in quel caso lui si fidò. «Ah. Scusa».

«Scuse accettate».

Calò un lungo silenzio e a un certo punto mi resi conto che entrambi si aspettavano che io dicessi qualcosa. In preda al panico alzai lo sguardo verso Edward. Non riuscivo proprio a tirare fuori le parole.

Lui sorrise, drizzò le spalle e si rivolse a mio padre.

«Charlie, mi rendo conto di aver affrontato la questione nel modo sbagliato. Secondo la tradizione, avrei dovuto chiederlo a te per primo. Non voglio mancarti di rispetto, ma dal momento che Bella ha già detto di sì non voglio sminuire il valore della sua scelta, e anziché chiederti la sua mano, chiedo la tua benedizione. Ci sposiamo, Charlie. La amo più di ogni cosa al mondo, più della mia stessa vita, e, grazie a chissà quale miracolo, lei mi ricambia in tutto. Ci darai la tua benedizione?».

Sembrava così sereno, così calmo. Per un breve istante, mentre ascoltavo la sicurezza assoluta che trapelava dalla sua voce, ebbi un'eccezionale intuizione e in un lampo capii come il mondo apparisse ai suoi occhi. Per lo spazio di un battito, la notizia assunse un senso pieno.

Ma poi mi accorsi dell'espressione sul viso di Charlie, del suo sguardo fisso sull'anello.

Trattenni il fiato mentre la sua faccia cambiava colore, da rosa a rosso, da rosso a viola, da viola a blu. Feci per alzarmi, senza un'idea precisa in testa - forse volevo praticare la manovra di Heimlich per accertarmi che non stesse soffocando -, ma Edward mi strinse la mano e, senza farsi sentire da Charlie, mormorò: «Aspetta un minuto».

Il silenzio che seguì fu molto più lungo. Poi, a poco a poco, una sfumatura dopo l'altra, la carnagione di Charlie tornò normale. Arricciò le labbra e aggrottò le sopracciglia: riconobbi la sua espressione di quand'era "assorto nei pensieri". Ci studiò per qualche istante interminabile, mentre sentivo al mio fianco che Edward si rilassava.

«Tutto sommato non sono così sorpreso», brontolò Charlie. «Sapevo che prima o poi avrei dovuto fare i conti con qualcosa del genere».

Ripresi fiato.

«Siete sicuri?», domandò lanciandomi un'occhiataccia.

«Di Edward sono sicura al cento per cento», risposi senza esitare.

«Ma perché sposarsi? Che fretta avete?». Mi rivolse l'ennesimo sguardo sospettoso.

La fretta nasceva dal fatto che, uno schifo di giorno dopo l'altro, mi stavo avvicinando al mio diciannovesimo compleanno, mentre Edward restava sospeso nella sua perfezione di diciassettenne, come ormai accadeva da più di novant'anni. Nel mio modo di vedere le cose, ciò non portava per forza al matrimonio, ma sposarci era indispensabile a causa del fragile e cervellotico compromesso che io ed Edward avevamo trovato pur di giungere a quel punto: la mia prossima trasformazione da mortale a immortale.

Ma non era proprio il caso di raccontarlo a Charlie.

«Andremo a Dartmouth insieme quest'autunno, Charlie», puntualizzò Edward. «Ecco, ci terrei a fare le cose per bene. Fa parte della mia educazione». Si strinse nelle spalle.

Non stava esagerando: la moralità vecchio stampo andava forte durante la prima guerra mondiale.

Charlie storse la bocca. Cercava l'appiglio giusto per mettersi a discutere. Ma cosa poteva dire? Preferisco che prima viviate nel peccato? Era un padre: aveva le mani legate.

«Sapevo che sarebbe successo», mormorò fra sé, accigliato. Poi, all'improvviso, tornò perfettamente serio e composto.

«Papà?», domandai ansiosa. Diedi un'occhiata a Edward, ma non riuscii a leggere la sua espressione, concentrato com'era su mio padre.

«Ah!», esplose Charlie. Saltai sulla sedia. «Ah, ah, ah!».

Lo osservai incredula mentre si piegava in due per le risate, tanto da tremare dalla testa ai piedi.

Guardai Edward per una spiegazione, ma serrava le labbra come a trattenere una risata.

«Okay, perfetto», tossì Charlie. «Sposatevi». E un'altra scossa d'ilarità lo travolse. «Però...».

«Però cosa?», domandai.

«Però devi dirlo tu a tua madre! Io non ne farò parola con Renée: è tutta tua!». E si lasciò andare ad altre risate fragorose.

 

Mi fermai sorridente con la mano sulla maniglia. Certo, all'epoca la richiesta di Charlie mi aveva terrorizzata. Il destino più crudele: dirlo a Renée. Sulla sua lista nera, sposarsi da giovani veniva prima di "bollire cuccioli vivi".

Chi avrebbe mai potuto prevedere la sua reazione? Non io. E di sicuro nemmeno Charlie. Forse Alice, ma non avevo pensato a chiederglielo.

«Ecco, Bella», aveva detto Renée dopo avermi sentita balbettare in un rantolo le parole impossibili: Mamma, mi sposo con Edward. «Mi scoccia un po' che tu abbia aspettato così tanto prima di dirmelo. Il biglietto aereo mi costerà più del previsto. Oh», aggiunse afflitta, «pensi che Phil farà in tempo a togliersi il gesso? Rovinerà le foto se non riesce a indossare lo smo...».

«Fermati un secondo, mamma», avevo sbottato. «Cosa vuol dire, "aspettato così tanto"? Mi sono f-fi...», sul serio non riuscivo a pronunciare la parola fidanzata. «Ho sistemato le cose soltanto oggi».

«Oggi? Davvero? Questa sì che è una sorpresa. Davo per scontato...».

«Cosa davi per scontato? Quando l'hai dato per scontato?».

«Be', quando siete venuti a trovarmi in aprile sembrava che fosse tutto sistemato, se capisci cosa intendo. Non è difficile leggerti dentro, tesoro. Ma non ho detto niente perché sapevo che non sarebbe servito. Sei tale e quale a Charlie», aveva detto con tono rassegnato. «Una volta che decidi, con te è impossibile ragionare. E ovviamente, proprio come Charlie, non torni mai sulle tue decisioni».

E a quel punto Renée aveva pronunciato le ultime parole che mi sarei mai aspettata di sentire da mia madre.

«Non stai ripetendo i miei errori, Bella. Mi sembri spaventata a morte e credo che sia perché hai paura di me». E aveva aggiunto con una risatina nervosa: «Della mia opinione. So di aver straparlato di matrimonio e stupidità e non intendo rimangiarmi una parola, ma spero che tu capisca che mi riferivo esclusivamente a me. Come persona, tu sei diversissima. Anche tu fai i tuoi errori, e sono sicura che nella vita ti ritroverai con la tua parte di rimorsi. Ma la fedeltà agli impegni non è mai stata un problema per te, piccola. Hai molte più probabilità di farcela tu che la maggior parte dei quarantenni che conosco». Un'altra risata. «La mia bambina di mezz'età. Per fortuna, sembra che tu abbia trovato un'altra anima antica».

«Non sei furiosa? Non pensi che stia facendo un errore colossale?».

«Be', certo, mi piacerebbe che aspettassi ancora qualche anno. Voglio dire, ti sembro così vecchia da essere una suocera? Non rispondere. Non è di me che stiamo parlando. È di te. Sei felice?».

«Non lo so. In questo momento sto avendo un'esperienza extracorporea».

Renée ridacchiò ancora. «Ne sei felice, Bella?».

«Sì, ma...».

«Pensi che desidererai mai qualcun altro?».

«No, ma...».

«Ma cosa?».

«Ma non dirai che somiglio esattamente a una qualsiasi adolescente innamorata da che mondo è mondo?».

«Tu non sei mai stata adolescente, tesoro. Sai bene cos'è meglio per te».

E, nelle ultime settimane, Renée si era sorprendentemente immersa nei preparativi per il matrimonio. Ogni giorno passava ore al telefono con Esme, la madre di Edward: nessun problema di compatibilità fra consuocere. Renée adorava Esme ma, tutto sommato, dubitavo che chiunque altro avrebbe reagito diversamente alla mia adorabile quasi-suocera.

Così ero fuori dai guai. La famiglia di Edward e la mia si adoperavano insieme per le nozze senza che io dovessi fare o sapere nulla, neppure sforzarmi di pensarci troppo.

Charlie, naturalmente, era furioso, ma la cosa divertente era che non ce l'aveva con me. Si sentiva tradito da Renée. Era sicuro che ci sarebbe andata pesante. Cosa poteva fare ora che la sua minaccia definitiva - dirlo a mamma - si era dimostrata un fallimento totale? Non aveva niente in mano e lo sapeva. Perciò si aggirava per casa brontolando e lamentandosi di quanto non ci si dovesse fidare del prossimo.

«Papà?», dissi mentre aprivo la porta d'ingresso. «Sono a casa».

«Aspetta, Bells, resta lì».

«Cosa?», domandai, fermandomi all'istante.

«Dammi un secondo. Ahi, mi hai preso, Alice».

Alice?

«Scusa, Charlie», rispose la sua voce squillante. «Fatto male?».

«Sanguina».

«Tutto bene. Non ti ho bucato la pelle, fidati».

«Che succede?», domandai ancora sulla soglia di casa.

«Trenta secondi, per favore, Bella», disse Alice. «La tua pazienza verrà ricompensata».

Charlie confermò con un grugnito.

Tamburellai con il piede, contando i colpi. Prima del trentesimo, udii Alice: «Okay, Bella, entra pure!».

Muovendomi con cautela, girai l'angolo che mi separava dal salotto.

«Oh», sospirai. «Oh, papà. Sai che sembri proprio...».

«Un cretino?», m'interruppe Charlie.

«Stavo per dire a tuo agio».

Charlie arrossì. Alice lo prese per il braccio e lo aiutò a girarsi lentamente, per mostrare il suo smoking grigio pallido.

«Diamoci un taglio, Alice, sembro un idiota».

«Nessuno sembra un idiota se indossa un mio abito».

«Ha ragione, papà, stai benissimo! Cosa si festeggia?».

Alice alzò gli occhi al cielo. «È l'ultima prova del vestito. Per tutti e due».

Per la prima volta distolsi lo sguardo da un Charlie singolarmente elegante e vidi la bianca sacca per abiti che tanto temevo, stesa con cura sul divano.

«Aaah».

«Torna nel tuo rifugio felice, Bella. Non ci vorrà molto».

Facendo un bel respiro chiusi gli occhi e arrancai sulle scale fino alla mia stanza. Mi spogliai e, con la sola biancheria addosso, allungai le braccia davanti a me.

«Non sto per infilarti schegge di bambù sotto le unghie», mormorò Alice, che mi aveva seguita.

Non le prestai attenzione. Ero nel mio rifugio felice.

Nel mio rifugio felice tutto il casino del matrimonio era finito, concluso. Già alle mie spalle. Rimosso e dimenticato.

Eravamo soli, soltanto io ed Edward. Lo sfondo era confuso e in perenne cambiamento - dalle nebbie della foresta si trasformava in una città coperta di nubi e poi nella notte artica - perché Edward voleva tenermi nascosta la meta della nostra luna di miele, che doveva essere una sorpresa. Ma non era il dove a riempire i miei pensieri.

Stavo con Edward, dopo aver rispettato dalla prima all'ultima le clausole del nostro compromesso. Lo avevo sposato. Era la parte più importante. Inoltre avevo accettato i suoi regali esorbitanti e mi ero iscritta, per futile che fosse, ai corsi di Dartmouth. Ora toccava a lui.

Prima di trasformarmi in una vampira, il più importante dei suoi obblighi, doveva attenersi a un'altra clausola.

Edward si preoccupava fino all'ossessione delle gioie umane alle quali stavo per rinunciare, le esperienze di cui non voleva privarmi. Ma la maggior parte, per esempio il ballo di fine anno, mi apparivano sciocche. Ce n'era soltanto una che non volevo perdermi. Ovviamente era l'unica di cui, nei suoi desideri, avrei dovuto dimenticarmi del tutto.

Invece era proprio questo il punto. Sapevo poco di ciò che sarei diventata dopo la trasformazione. Avevo visto con i miei occhi i vampiri neonati e ascoltato i racconti dei miei futuri parenti riguardo ai primi giorni fuori da ogni controllo. Per molti anni il tratto principale della mia personalità sarebbe stata la sete. Ci avrei messo tanto tempo prima di tornare me stessa. E anche una volta riacquistato il controllo, non mi sarei mai più sentita come in questo istante.

Umana e appassionatamente innamorata.

Volevo godermi l'esperienza completa prima di cedere il mio corpo caldo, fragile, zeppo di feromoni, in cambio di qualcosa di bellissimo, forte e sconosciuto. Volevo una vera luna di miele con Edward. E malgrado il pericolo a cui temeva di espormi, lui aveva accettato di provare.

Mi accorsi appena di Alice e della carezza della seta sulla pelle. Per il momento non m'interessava che la città intera parlasse di me. Non pensavo allo spettacolo del quale, di lì a poco, sarei stata protagonista. Non mi preoccupavo di inciampare nello strascico, di scoppiare a ridere nel momento sbagliato, di essere troppo giovane, degli sguardi di tutti i presenti fissi su di me e nemmeno del posto vuoto lasciato dal mio migliore amico.

Stavo con Edward nel mio rifugio felice.

 

Commenti: 2
  • #2

    Best Juicer (venerdì, 12 aprile 2013 01:39)

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  • #1

    Chiara (giovedì, 05 maggio 2011 13:54)

    ma se tu avessi tutto il libro su online xk non mettere tipo "file" da scaricare sul proprio pc? mi farest un grande favore